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26 novembre, 2009

E PER SDRAMMATIZZARE...



Devo andare dal barbitonsore!
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QUELLO CHE E' MIO E' TUO. (ma non te ne approfittare).



Vedo che la mia scies lon ha fatto scalpore..
Usata in catalogo di stensill, e per fortuna non di arredamento-mobili.
E nemmeno ci avevano la texture del carbonio per fare il rendering…
Viceversa scattava il mio avvocato, che sono mesi che si gratta i santissimi.
Raga, faccio troppo tendenza, raga!!!
“ma sei scemo? Non pubblicare più niente sul sito o blog”!
Ma chissenefrega, che rùbino. Un soldino quando mi posizionero’ con gatto e chitarrina sotto le sedi, me lo riconosceranno.
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24 novembre, 2009

COS'E'?



Soluzione.
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22 novembre, 2009

MILANO 2.0


http://www.niccololapidari.com/niccolo/milano_2_0/index.html
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20 novembre, 2009

ADESSO BASTA!



Signori,

senza nessun riferimento personale specifico, mi sono definitivamente rotto le palle.
Questo blog ha 4000 visite e 50000 contatti di media al mese (documentabili).
A questi ospiti, anche se non c’hanno voglia di scrivere un cacchio o magari lo frequentano solo per farsi una sana e cinica risata io debbo rispetto, da padrone di casa.
Rispetto di lasciarli in uno spazio con un minimo di senso, almeno decente.
Questo per dire che d’ora in poi ogni commento fastidiosamente “fuori tema” verrà immediatamente bannato.
Se non fosse sufficiente si passa agli indirizzi IP (chi ha orecchie per intendere intenda.)
Grazie per l’attenzione, passo e chiudo scusandomi con i tanti che avranno percepito il mio stesso disagio.
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18 novembre, 2009

MERAVIGLIE DALLA RETE



E CHE DI OLIVI SI PARLI ALLORA - De "La Vale"

C'è un uliveto a nord, a bacìo, si dice dalle mie parti, un campo battuto dalla tramontana, un posto dove il sole batte al mattino e inizia a calare ben presto. Quegli olivi, dritti in fila li ha piantati mio padre, lo ricordo, ero piccola, non saprei dire ma credo ci si aggiri su una quindicina d'anni fa, erano piantoni, scelti per resistere al freddo, avevano un palo e filo a sorreggerli,. Un giorno ricordo d'esser tornata in quel campo e d'esser rimasta sorpresa. Quegli esili alberini facevano ombra. Non si vede più la terra oggi se si guarda dall'alto quel campo, dal "greppo" sovrastante, si vede solo l'argento delle foglie si vedono alberi robusti, alberi alti giovani e forti. Mi hanno raccontato dell'85, la gelata, li vicino ci sono alberi più vecchi, li, in quel campo dove gli olivi non si ammalano mai perchè anche la mosca olearia muore di freddo, mi hanno raccontato, dicevo che mentre io ero piccina una gelata distrusse gli olivi. Mi hanno descritto un panorama apocalittico, dice che mio padre girando per gli oliveti sentisse addosso lo stupore e lo sconforto, erano bruciati, come se ci fosse passato il fuoco, cominciarono a ambiar colore, perdere le foglie, a seccare, interi pezzi di terra arsi dal gelo, impressionante e sconcertante come fuoco che divora tutto. Le ceppe dell'85 sono ancora li, accanto a loro son stati rallevati dei talli che adesso sono nuovamente olivi grandi e forti. Nella parte a solativo invece piagge d'olivi si fanno accarezzare dal sole e dallo scirocco in questi giorni di novembre impazzito. Versanti di colline dove gli alberi assecondano le salite del terreno. Alcuni sono meravigliosi sembrano querci, hanno tronchi che non riuscirei ad abbracciare, il legno ha addosso una scorza di anni, si avvolge lento su se stesso fino a dividersi al metà della pianta in tre o quattro braccia aperte verso il cielo come a chieder gloria.
Potare la vite è una pratica, meravigliosa aggiungo io, ma potare un olivo è un'arte. Non l'arte da artigiano ma l'arte da artista. Non ho mai trovato due persone che fossero in accordo sul sistema di potatura delle piante d'olivo. Ho provato a potare quest'anno per la prima volta, non ne sono ancora capace. Sono in grado di riconoscere una pianta ben potata, da quella colpita da un potino mediocre o da uno incapace. L'olivo per chi lo ama è poesia, io mi accontento di guardarne la bellezza, i colori, il volgersi delle foglie, come cosa tangibilmente viva, al mutare dei venti. Largento degli olivi sferzati dal vento è bellissimo. L'ombra delle chiome, la forza del tronco a cui appoggiarsi seduta a riprender fiato o a pranzare in queste belle giornate di sole e lavoro, le fronde che scendono come nastri carichi di frutti mi riempiono lo sguardo.
L'olivo è difficile come una donna, ha bisogno di poco, ma non lo puoi trascurare, devi sorreggerlo perchè cresca ma non lo puoi piegare, puoi indirizzarne la crescita ma sempre assecondando il suo animo e la sua razza, devi gestire la sua forza, con garbo, con pazienza, con intelligenza. Si, l'olivo è come una donna, ci vuole pazienza e rispetto, ci vogliono mani esperte e un po' di fortuna.

La Vale



LE FRASI D’AMORE

Ci sono frasi d’amore che io sento tali in senso stretto.
Sono, non casualmente, del tutto più semplici, a volte naive, di quelle stereotipate.
Però mi sono rimaste impresse come immagini indelebili e non hanno più tempo, la memoria non le cancellerà più.
Sono di qualche giorno o di qualche decennio fa e mi ricordano la bellezza delle persone che le me le hanno dette, scritte, amandomi davvero.
La controindicazione è la nostalgia per chi non c’è più, sulla terra o nella mia giornata ma perde sempre con la fortuna di averle incontrate, quelle persone.
Ne pubblico alcune di getto.


“Vai al mare? Respira tanto”
“Asciugati i capelli, almeno dietro sul collo”
“Giura che vai diritto a casa”
“Lo chiedi a me che ho sbagliato tutto? Forse farei così”.
“Scrivere e suonare non è tutto, tutto è il cuore e tu ce l’hai”
“occhio al tram”
“Come sei bello stasera”
“Buongiorno”
“Queste sono le chiavi di Venezia, riposati e scrivi”
“Portami via, rapiscimi”
“Take away, film e coccole”
“Non ci vai in moto, vero?”
“Qualsiasi cosa svegliami”
“due bianchi, fermi, molto freddi”
“ Le tue poesie sono impasti di passioni che non permettono indulgenze e esigono passioni a chiunque le avvicini.
Neanche un Buddhista ti perdonerebbe se tu non dedicassi la tua attenzione piu' razionale a questi sogni misteriosi, enigmatici affondati nel mistero enigmatico della vita, cioe' delle passioni.
Cosa vuoi che ti dica una povera diavola come me?
A me sembrano la dimostrazione che queste tue canzoni di oggi sono poesie.
Sono poesie fatte di immagini, ciascuna indipendente ma base o conclusione di altre immagini.
Non c'e' racconto ma le immagini creano storie d'amore fatte di malinconie, le passioni sono melanconia e la malinconia suscita drammi sospesi e risolubili, cari alla poesia”
“Forza, muovi il culo”
“Non c’è tua notte che non abbia un senso, più del giorno”
“Parti tranquillo, Roujo lo coccolo io”
“Rileggendo con calma i tuoi testi mi accorgo di essere nella bellezza”
“Sei il mio fratellone non riconosciuto”
“vorrei che conoscessi i miei”
“Sai che ti dico? Non andiamoci alla festa”
“Sei distrutto, vai a letto, l’ormeggio lo curo io”
“Sto qui con te”
“Per stasera avrei preso un’oratona gigante”
“Vieni quando vuoi, fai quello che vuoi, se non ci fossi prima o poi arrivo”
“Guarda che fa freddo”
“A me sembra una cagata pazzesca”
“io mi tolgo le scarpe”
“Entra entra, sei sempre il benvenuto, il vino l’abbiamo nascosto nel terzo armadietto dello spogliatoio”
“Se non hai voglia di guidare ti porto io ovunque”
“Che pace”
“Non avevo mai visto i delfini saltare davanti alla prua, emozione”
“Zio Nicc, andiamo ancora a vedere i pesci con la maschera”
“Tonno crudo e olio buono”
“Vieni a letto, è l’alba”
“Grazie, grazie”

E le vostre?
n’

17 novembre, 2009

12 novembre, 2009

ONOFF


Clicca sull'immagine se vuoi ingrandirla.

11 novembre, 2009

Mors tua, risa mĕa.

10 novembre, 2009

WIN 7



Se qualche impavido avesse preso coraggio e installato questa probabile bomba a orologeria nei pressi dei suoi preziosi arti inferiori, saremmo davvero lieti di conoscerne vizi e virtù, gioie e dolori, orgasmi e attacchi di panico.
Con gratitudine.
n'

06 novembre, 2009

SNOWBOARDITALY.IT



E’ arrivato il tempo (quello cronologico, geofisico, non musicale) di aprire le piste (quelle grandi con gli schiliffete) e inondarle di neve (quella che si scioglie) e allora amici e amiche (intesi anche come conoscenti e lettori e lettrici) cominciate a godere (in senso pudico).
Soprattutto voi, amici della buona tavola (non quella su cui vi ingollate di polenta e cinghiali) cosa aspettate a iscrivervi (non c’è tessera identificativa e rivendicabile) a snò bord itali (snowboarditaly).
Cos’è? Un portale (non servono chiavi) unico nel suo genere (nè maschio nè femmina) che nasce dalla passione (non c’entra la religione) e dall’impegno (non sociale ma “peloso”) di Stefano Hesse (c’entra Hermann, era un suo avo) e che in pochi mesi di vita (si fa per dire, un sito non ha vita pero’ si dice così) ha più di 1400 iscritti (senza quota di ingresso).
Ma tutti i dettagli li trovate qui, in questa intervista al suo fondatore (non c’entra coi cacciamine o le fregate – non gli uccelli, le navi-): QUI click

PS: Non è vero che il logo l’ho fatto io, ho solo realizzato le idee di Paolo e Stefano. L’ho messa dentro insomma(la palla nella rete).
Iscrivetevi, i contenuti e l’utilità sono alti.
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05 novembre, 2009

NOVEMBRE E' FEMMINA



Novembre è femmina
I suoi rami scuri controluce
Ricordano le tue mani
Che solleticano le nostalgie
Ma portano la pace.

Novembre è colore che sfugge
Bella come la nebbia nel cuore
Che scaccia i brutti pensieri
E mentre stinge l’arancione
Ti ricorda l’amore.

Pace per chi è solo
Pace per chi non sa di averla
Pace per chi è baciato dalla bellezza
Pace per chi ha tanta vita
E non sa capirla.

Pace per i morti
Ma anche per i vivi indaffarati
A costruire un muretto a secco
Che ormai non serve più
Come le parole dei poeti.

n'

IL VALORE DI UN BREVETTO, ITALIANO!



"Il design e il made in Italy considerati dal punto di vista del progetto: è questo il principio ispiratore della mostra "Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani", dal 5 novembre al 31 gennaio a Roma presso il Museo dell'Ara Pacis. Il percorso espositivo, che ripercorre un secolo di innovazione e design italiano con incursioni nelle ricerche più attuali, è scandito dai preziosi certificati originali dei brevetti di molti prodotti, alcuni diventati delle vere e proprie icone del made in Italy, altri novità assoulte. Sarà possibile imbattersi, ad esempio, nella Vespa o in una Moka Bialetti, nella bottiglia del Campari Soda o nella poltrona di Vanity Fair, nella macchina da cucire Mirella o in una scarpa di Ferragamo, ma anche nel nuovissimo lampadario Hope o nell'originale sgabello Forchets. La mostra, organizzata dalla Fondazione Valore Italia, ha lo scopo di mostrare al pubblico la sinergia tra creatività e industria: un binomio in cui il tocco italiano ha saputo imporsi in tutto il mondo".

Da Repubblica (click)

Io ci andro' sicuramente.
n'

03 novembre, 2009

PARIGI E' SEMPRE PARIGI!


Cafè at Arles - Vincent Van Nicc

A quanti di voi, milanesi e non, sarà capitato di chiedervi: “e adesso che si fa”?
Magari uscendo da un cinema, da un teatro, da un ristorante verso la mezzanotte.
Il desiderio, presumo ricorrente, potrebbe essere quello di andare a bere una cosa, fare due chiacchiere, sentire della musica.
La mente vola subito nell’immaginario di un locale caldo, accogliente dove se vuoi parlare non hai una cassa da 200W attaccata all’orecchio, dove se non vuoi parlare ci sono dei musicisti che stanno suonando per te, dove se vuoi fumarti una sigaretta c’è un “fungo” e una sedia dove soffermarti senza andare avanti e indietro per il marciapiede gelato come un busone.
Ecco che la mente comincia a cercare, ricercare sempre più insistentemente quel file inesistente tra decine di tetrabite ormai surriscaldati.
Non esiste un posto che nemmeno assomigli a quello che avevi immaginato e nemmeno a quello che avevano sperato i tuoi astanti. E se pur ci fosse sarebbe già chiuso.
Allora tutta l’attività elettrica concentrata al cervello comincia a scendere, passa per la pancia (ricordandoti che non hai cenato e c’hai una fame da lupo) e arriva fin giù alle palle cominciando a farle roteare come eliche da offshore.
“Ma cazzo, è mai possibile che questa cazzo di città del cazzo mi serva solo per il mio lavoro del cazzo e non c’abbia neanche un cazzo di posto del cazzo dove ogni tanto godere un po’ di sano relax”? “Con quel che mi costa viverci….cazzo”! E poi via a raffica, odio a mitraglia sulla sindaca, la giunta, quei milioni di ebeti che alimentano le casse di improbabili balere sotterranee con annessi suoni e luci abilmente strutturati dai pusher di caramelline.
Saluti mesto gli amici, ti avvii e sulla strada di casa pensi a come si staranno divertendo a Parigi, tutti in strada sulla rive gauche a spiluccare frutti di mare e chablis al suono di un gruppetto jazz fino al mattino. Quasi quasi giro la macchina, vado a linate e prendo l’ultimo volo, così sia.
Eggìà, siamo a Milano, linate sembra una stazione ferroviaria cilena chiusa da anni, non ci sono più voli. Le luci gialle del viale forlanini sembrano, rientrando a casa, la pugnalata finale, il colpo di grazia.
E invece no, colpo di scena, mentre cerco confusamente sul mio palmare un locale qualunque, anche border line, anche after line per un bicchierino della buona notte non ti finisco sulla home page del corriere della sera? E che ti leggo? QUESTO! click
Parigi è sempre Parigi? No Parigi non è più come una volta, come Milano, Bologna, Roma, come tutto. Tutto non è più come una volta.
Lo dico da tanti anni: “Tutto sta peggiorando con una parabola impietosa la cui curva spesso ci sfugge per abitudine, adattamento o distrazione”.
E non datemi del pessimista. Sono pronto a sfidare a duello in onore del mio realismo.
n’

01 novembre, 2009

CI SONO NOTTI CHE NON ACCADONO MAI



Ci sono notti
che non accadono mai
e tu le cerchi
muovendo le labbra.
Poi t’immagini seduto
al posto degli dèi.
E non sai dire
dove stia il sacrilegio:
se nel ripudio
dell’età adulta
che nulla perdona
o nella brama
d’essere immortale
per vivere infinite
attese di notti
che non accadono mai.

Alda Merini