IL CUOCO COMODO
Ho sempre amato cucinare, sperimentare, mettere insieme il nulla che a volte ti trovi in casa.
L’ho sempre fatto da quando ho avuto la mia prima casa. Sempre ammesso che ci fosse un o una commensale.
Poi per via di alcune vicende sono rimasto quasi due anni senza cucina e senza cucinare, non ne sentivo più la necessità e il desiderio. Anzi odiavo.
Avevo un forno a microonde, andavo a lavare i pomodori in bagno ed ero più al ristorante che a casa.
Infine la voglia mi è ritornata, forse anche perché abbastanza deluso dalla qualità media e dai costi dei dispensatori di cibo pubblici.
Allora ho cominciato a pensare di comperare una cucina, ma l’oggetto in quanto tale non mi era simpatico per diverse ragioni.
Per semplificare basti fare un esempio: tutti i mobili da cucina hanno le stesse dimensioni standard e assomigliano troppo a una cucina.
Secondo esempio: comprare una cucina all’Ikea è come costruire il ponte di messina, devi fare il progetto, stare sette ore in coda al reparto per ordinare i componenti, passare a ritirarli dopo un mese, caricarti in tre viaggi 800 chili di scatole, portale a casa, montarle seguendo bene le istruzioni.
Per poi accorgerti che invece del “abstrackt b2” ti hanno dato un modulo “finlanderkoll f4” e non quaglia più un belino.
Allora devi rismontare, riportare, litigare, attendere, ritrasportare e sperare nella Madonna.
Il tutto per avere una cucina che non mi soddisfa appieno, anzi.
Allora, quali alternative abbiamo? Non c’ho dormito per un po’ di notti, ho fatto decine di disegni, mi sono fidanzato con due falegnami, un idraulico e un muratore.
Poi ho pensato: chi me lo fa fare di stare in piedi con la schiena curvata per minuti o ore al fine di procurarmi una decorosa cena?
Poi l’illuminazione: mi compro da un rigattiere una cattedra degli anni ’50, che è l’altezza adeguata per lavorare in poltrona, ci faccio due buchi e ci infilo dei fuochi e un barbecue. Poi di fianco ci metto un lavandino con piano di acciaio che se devo spaccare a martellate uno stinco o un’ostrica sono all’altezza giusta.
Montato tutto, fatto i buchi, allacciato il gas, l’acqua -allagando la casa-, gli scarichi e voilà.
Vi giuro, da seduti, diventa divertente anche sbaccellare 7000 fave, togliere i piccioli a 4000 fagiolini e quando -raramente in moneta- anche “sbucciare” i gamberi o gli scampi.
Puo’ essere un momento, anche molto intimo, per rilassarsi e pensare un po’ a sé.
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