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25 febbraio, 2009

IL MATTINO HA L'ORCO IN BOCCA

Tendo a fare l'alba quasi da sempre. per tre motivi principali.
1 - Il mio lavoro spesso non prevede appuntamnenti mattutini, anche perchè tutti i miei clienti sanno che, se occorre, lavoro tutta la notte anche di sabato e domenica.
2 - Mi sembra un peccato "chiudere tutto" e ritirarmi quando avrei ancora un sacco di cose da scrivere, tentare, prima di ricoverermi al buio di una stanza.
3- Mi fa un po' paura "staccare", non essere più lo skipper di me stesso, governarmi in un possibile inatteso evento.

Vedere l'alba da un pianoforte, da un software qualunque, camminando in una squallida via del centro è spesso più coraggioso e sugestivo del saggio ritiro Morfeico. A scapito della salute e del generale buon senso: la convenzione.

"certo, tu che puoi..."!

Dovrei risponderti che da sempre non so se tiro la fine del mese, che non ho pensione e liquidazione, che fatturo due e guadagno uno, che a volte torno a casa gattonado perchè mi sento solo?
No, ti rispondo che sono i corsi della vita così come li abbiamo voluti o ci sono stati dati. Si tratta solo di continuare a sorridere perchè da sorridere c'è ben poco. A prescindere dall'ora in cui uno si alza o va a nanna. Sorridere per come sorrido io è sinonimo di vivere un po' sopra alla mia media e può giovare.
n'

18 febbraio, 2009

Ricomincia-mo? - Sanremo 2009



Tutto comincia con una bambina, bellissima, credo attrice, è troppo nella parte.
Intorno cerco disperatamente fiori, non ci sono i fiori, perbacco; mi giunge un senso di smarrimento sùbito colmato dalle luci amiche. Sì, perché il palco dell’ariston mi ricorda tremendamente uno dei tanti night – travestiti da discoteca- che ho con piacere attraversato.
In particolare potrebbe essere uno di Chiasso o di Ravenna, quelli di seconda classe per intenderci, dove tutte le luci sono per forza violette e le signorine di dubbio appeal sia fisico che intellettivo.
E tutto ciò già mi fa sentire a casa, comincio a sorridere, sono nel posto giusto.
Generalmente, fateci caso, quando ti senti davvero nel posto giusto, arriva qualcosa di stonato che ti rompe un po’ le palle, che lì per lì odi senza ancor sapere che alla fine sarà suggello del godimento tutto.
Sembrerebbe arrivare Mina ma non si capisce bene come arriverà, subito penso alla sua imitatrice che scivola con la sedia nello studio di Lugano, poi d’improvviso sento delle armonie amiche e poco dopo arriva lei, minuscolo. Quasi un monito, un ordine supremo del Del Noce: Nessun dorma!
Ma siamo pazzi, ma nemmeno ci penso io a dormire, è la mia serata. Inutile ammonizione.
E via, per la prima volta all’alba vincerà una donna, carino, intonata, registrata, video degli anni ottanta con le dissolvenze e i blu back che annunciano tutti i nostri della canzone d’autore. Lei non si vede ma chissenefrega, mi frega piuttosto che la smettano con questo video orrendo, io voglio vedere l’ariston!
La bambina finalmente se ne va perché poco si addice al mio porno teatro virtuale. Ma l’infante incosciente purtroppo, prima di andare a nanna o a studiare il nuovo copione, mi piazza sul piano tre note, stranamente del “nessun dorma”.
All’orchestra non par vero e via, altre 16 battute del povero Giacomo.

Ne approfitto per ingollare un ampio pezzo di ricciòla cruda portata in dono dai miei ospiti Re Magi. Maghi è molto più carino.

Scende le scale Dolcenera, che aveva preso in prestito il nome d’arte da un pezzo di De Andrè e che aveva dichiarato tempo fa di voler tornare al suo nome naturale. Ed ecco: Dolcenera!
E’ vestita da donna e la cosa mi turba, da oggi la vedrò, a suo scapito, in chiave diversa.
Il pezzo scorre e mi viene la tentazione di chiamarla al telefono ma mi rendo conto che difficilmente mi risponderebbe, è impegnata. Allora chiamo la Nannini perché voglio sapere se ad un tratto sbucherà dalle quinte; sì, perche il pezzo sembra davvero affidato da o rubato a Gianna.
Dolcenera stona ma ha tutta la mia comprensione. Sanremo gestisce qualcosa come 650 linee audio tra live, ascolto sul palco e diretta. Il primo ad esibirsi è sempre un po’ la cavia delle decine di tecnici che cercano il giusto balance che nelle prove sembrava perfetto e online fa schifo.

Poi però arriva Leali che ha fatto 750.000 serate e 1.200 dischi ed è intonato come un diapason.
Tuttavia essere intonati non è sempre sufficiente, se a sanremo ci ficchi pure una canzone orecchiabilissima sia come armonia che melodia, se giochi un po’ sul luogo comune dei testi, hai vinto. A prescindere dalla classifica e dalle vendite. Il tarlo di chi va a san remo è ben altro: il produttore, la fidanzata, gli amici del bar, la platea dell’ariston di cui parleremo. Cosa diranno?

C’è un altro intonato in rampa di lancio, Luca Laurenti. Il più grande pianobarista del mondo, intonato e che sa cantare tutto. Solo che è in gara da mai e da sempre fa bene il suo mestiere, perché? Perché intonazione non è sinonimo di emozione. Forse è quello che ha cantato meglio in tutta la serata. Echissenefrega non è mica un torneo accademico, siamo qui per emozionarci, per sentire la pelle arrotolarsi sotto le scapole e sono sicuro che avverrà.

E infatti avviene perché appena vedo Tricarico mi si corruga tutta la pingue epidermide perché mi sovviene il dubbio che sia figlio illegittimo di De Gregori, chi lo ricorda agli esordi comprende ma poi, appena inizia a cantare – parlare? – si accavallano ombre di Tenco, Vasco, Gaetano, Decibel, Le mele verdi…
Insomma, perdonate, non ho capito nulla ne del testo ne della musica. Sembrava un collage di cose non bene identificabili. Probabilmente è un grande artista ma io che non lo sono devo ancora capire.

Mentre equalizzo un po’ l’ascolto, perché a mio avviso la RAI c’aveva paura di far scoppiare i brionvega dei non aggiornati e ha tagliato tutte le frequenze basse arriva Marco Carta.
Cerco suggerimenti negli sguardi dei mie commensali e scopro che si tratta di una stella di Amici.
Mi dicono che è sardo e ciò mi mette istintivamente in attenzione, come qualunque musicista o presunto tale farebbe.
In realtà faccio la conoscenza di un buon cantante intonato che sospetto possa essere figlio illegittimo di Eros Ramazzotti e Maria de Filippi. Lo smoking preso a rendere dalla trattoria “l’astice nero” non mi scandalizza. Chi non l’ha mai fatto se musico? Io a 16 anni facevo le serate estive in riviera con la giacca da “caccia alla volpe” con le maniche risvoltate. Ero bellissimo.

Nel notare che tra le coriste c’è anche Pamela Anderson, contro ogni buon proposito, vado a versarmi un bicchiere di rosso (col tappo a vite, così non sa mai di tappo).

Patty elegante dappertutto, nelle sue maniche larghe, nelle armonie, nel testo.
Solo mi chiedo, perché non l’avete fatta un tono sotto?
Anche Pavarotti, quando era giovane, studiava ed era la più bella voce lirica del mondo, registrava in studio la Boheme in la minore e poi live la faceva in fa.

C’è uno sgradevole ritardo tra audio e video di circa 3/10 di secondo, fastidioso, sembrano un po’ in playback fuori sinc. Problema mio? Di sky? O di tutti?

Finalmente si comincia a ragionare, annunciano dall’ONU il signor De Scroto, aguzzo le orecchie.
Il tempo di aguzzarle e il nostro amico sottende ad un probabile naufragio collettivo ed io, da buon nocchiero, punto le corna della mano verso lo scroto propriamente detto.
Ma subito il pregiato si riprende e ci augura di divertirci, tolgo la mano dall’umile mollusco e la riporto nella mischia del tavolo a cercare il mio rosso che nel frattempo si è bevuto qualcun’ altro.

Mi chiamano al telefono e mi chiedono di raggiungerli ad una corsa di cani al canodromo di cinisello. “siete pazzi? Sono in missione e mi sto pure divertendo come un matto, alla prossima”.

Masini entra in scena con la mia maglietta della salute che gli ho prestato, quella che usavo per dormire, con l’impronta di Gatto Roujo da Trevello sulla spalla.
Ma nonostante tanto privilegio, il suo bellissimo ed esperto modo di comunicare con il canto, mi rompe la palle con l’Italia che non funziona perché stuprano le donne? Visto che siamo, o perlomeno siamo stati amici, perché non andiamo a vivere da un’altra parte insieme? Magari a Rio, (per dirne una) musica, mare, clima. Però non sono proprio sicurissimo che lì le nostre ipotetiche amiche potrebbero girarsene serene.
L’Italia ha altri problemi, ben più gravi e che ci avvolgono sempre più come un baco da seta. E nessuno fa un cazzo, o quasi. Ma questo è un altro discorso.
Quello che tu racconti è un brutto incidente che può capitare ovunque e che non rappresenta per un cazzo (si perdoni la ripetizione) l’Italia.

Appare un figaccione rispettabile ma ne approfitto per andare a cambiare l’acqua al tordo ma sulla via del cesso chi ti vedo? Del noce pieno di Del Noce accanto alla Signora Bonolis. Pisciare rilassati è uno dei più grandi lussi della nostra società moderna. Eureka!

Ma facciamo presto, arriva Francesco Angiolini (in arte Renga) e lì scopro finalmente il suo talento vero. Francesco è il più grande anagramma vivente. Ha preso Puccini, ha lasciato delle cose identiche, altre le ha anagrammate e ha fatto il pezzo. (non ci sono più diritti d’autore, liberi)
E fin qui mi ha divertito e pure mi è piaciuto perché la musica tiene. Tuttavia pensare a Illica e Giacosa che si ribaltano nella tomba mi mette un po’ di malinconia. Non tanto per il gesto in sé – come diceva il pungente livornese – potrebbe pure giovar loro, ma perché il testo era davvero inadatto per il buon Giacomino.
Sarà tutto un trucco perché spera di “vincere all’alba”? La finale è di sera, ricordiamocelo.

Televendita gran soleil, il buon nettare degli dei, protagonista inattesa la Mannoia. Ma come mi avevi detto che a sanremo non saresti andata…

Benigni è un capitolo a sé, che merita poche parole.
Non mi importa nulla di quanto uno percepisce per un’apparizione teatro-televisiva. Ma almeno che si prepari. Non c’era tensione, idea, solo lo scorrere del tempo per arrivare alla fine del blocco prestabilito.
Ma Robertino, che fai? Tu che mi hai commosso con Paolo e Francesca e ancor prima con la genesi (sia pur tacitamente sottratta al tuo Guccini) mi vieni a tirar il can per l’aia all’ariston per 30 minuti?
Ma no. E poi quel finale populista sui gay che solo Grillini poteva acconsentire? I gay che erano con me, e che regolarmente chiamo “frocioni” mi rispondono per le rime e si mettono a ridere. Ridevano stasera per quel populistico “non dir niente di tuo” con l’aggravante di non far ridere ne’ commuovere ed avere tirato in ballo Oscar Wilde. Lasciala leggere a lui la sua lettera perché letta da te serve a poco o a nulla. E poi credi che gli omosessuali abbiano bisogno della tua performance per sentirsi meno “soli”? Ognuno di noi è solo, tu mi insegni in Berlinguer ti voglio bene, ognuno di noi non è solo se si sente se stesso se ci crede.
Tempo e denaro (non dico pubblico per dignità) buttati al vento.

Arriva il trio Pupo-Belli-iussun duur (Youssoun n’Dour n.d.r.) e finalmente arriva la prima emozione sincera.
La mente vola a quegli anni atroci chiusi in collegio di preti e governato da C.L. (cantavo e suonavo la chitarra ed ero costretto a partecipare attivamente)
Questa è la più bella canzone di chiesa che abbia mai ascoltato dopo Resta con noi Signore la sera.
Peccato che la magia si infranga quando leggo chiaramente che Iussun, nella strofa italiana, fa il verso allo Zio Tom di Concato di qualche tempo fa. (chi conosce ride, chi non conosce si approvvigioni ).
Paolo Belli è il padrone buono, Pupo l’assistente ai mestieri domestici.
Stupendoi il finale raggrumati quasi dei moranditozziruggeri.

Mentre gattono verso la giara odo che la giuria è composta da umani fra i 18 e i 70. Come mai? Io vi giuro sul mio gatto che ci sono un sacco di quindicenni che usufruiscono e comprano produzioni discografiche-radio-tv e la maggior parte dei settantenni nemmeno saprebbe dove andare a comprali, se mai passasse loro per la mente.

Stupendo!!!
I gemelli diversi, ho scoperto, sono emuli, seguaci del mio amico Sergione, anche detto Rocco Tanica.
Il vocoder o più modernamente chiamato auto-tune era splendido. Ma la body builder dov’era?
Sergio, li hai prodotti tu?

Albano è curiosamente vestito di nero, sgomento. Quando mai?
E mentre riparo una lista di parquet sbriciolata sotto ai 20 hertz del sub woofer mi accorgo che recita: Il mare non si chiude in una stanza. Meno male perché c’è già il cielo e a noi ci basta.

Telepromozione di mobili lignei che se ci fate caso sembrano bare con forme irregolari.

Rientra il figaccione anglosassone e dice: “il vino è nemico dell’uomo”. Io adoro le sfide e riempio il bicchiere, confidando sul fatto che faccia almeno bene alle donne.

Gli After hours mi fanno ricordare quei cioccolatini sottili con dentro la menta che non mi ricordo come si chiamano. Il pezzo mi è sfuggito.

Finalmente, finalmente!
La grande IVA. Sì, perché le grandi in Italia sono altre due: Mina Mazzini e Ornella Vanoni (in ordine alphabetico). Poi echeggiano Milva e la Zanicchi (in ordine alphabetico).
La prima fa la star, il teatro e ti fa il verso della tigre sdentata, inafferrabile senza probabili cacciatori, la seconda è genuina, un po’ bucolica se vuoi ma sincera. Ma cosa dice Benigni? Non si sarebbe mai aspettato… Ma la Zanicchi è una romagnola verace, col cuore fuori, senza tanti fronzoli. Proprio una, cinematograficamente da sedile abbassato! Una bestia umana, poco controllata nell’emissione della voce e del pensiero. Una animale vera.
E invece che mi combina? Fa un bel pezzo senza strafare, forse trattenendosi a forza, e arriva. Eccome se arriva. E si presenta pure con un terzo occhio infilato sotto alle tette, grande.
Certo, dietro c’è sempre un po’ di Mina ma la sua professionalità e la sua sobrietà di questa sera mi hanno colpito. Infatti è una dei tre fuori dalla rosa dei promossi. Ascoltate gente l’esperto.

L’intro è fatto per il sax di Di battista poi tutto vira, cambia.
Arriva il loop di batteria basso tipico dei jovanotti-saturnino, un po’ brasile e mi viene in mente la Vanoni, poi quando il testo dice: “la voglia, l’incoscienza, la pazzia” capisco che viene in mente anche a loro.
Però musica, armonia, evviva.

Con Povia i miei amici “froci” sono a fare altro, chi gioca col gatto, chi sente e ride, chi un po’ si incazza.
Un manifesto per sottocerebrati, canzone parlata, bruttina, probabilmente vincerà. Forse il premio della critica. Anche Grillini moderatamente si indigna. Anche noi, per Grillini che si è commosso per Benigni.

Sal da Vinci è D’ Alessio travestito da Sal. (il pezzo e di D’Alessio)
Però il pezzo ci rappresenta, è italiano, ha le nostre corde. Ramazzotti, Pausini ed in parte Bocelli hanno venduto milioni di dischi all’estero (non ai nostri emigrati ma agli stranieri) perché hanno fatto la musica nostra, che in fondo è un po’ quella napoletana, di Modugno, di D’Alessio. Salto di tono, archi a bizzeffe, perché no?

Sono distrutto, vorrei andare a nanna a leggere il mio libro, fuori albeggia (non è vero ma è molto suggestivo), guardo i miei ospiti e ne vogliono ancora. Va bene, andiamo fino alla fine.

Sono fortunato, arriva Mario Lavezzi che accompagna Alexia.
Mario è un signore vero, sotto e sopra il palco e si è sempre posto come tale. Forse per questo è uno dei tre più importanti autori della storia della canzone italiana ma non è mai stato davvero in prima linea.
Siamo abituati a vederlo con una donna accanto, Ornella, Loredana.. E vederlo con Alexia un po’ suggestiona il pensiero. Anche perché Alexia stasera mi è sembrata più matura, più consapevole di una volta. Bellissima la musica, lavezziana ma con spunti audaci e originali. Il testo, sia pur opera di Mogol, non mi è arrivato per nulla. Mi piacerebbe che il pubblico li capisse perché sono sinceri e professionali.
Tutto era al suo posto.

Siamo veramente distrutti, vorremmo metterci al piano e chitarre e fare due pezzi ma ci sono delle nuove proposte, assumiamole.

Malika
Cerca la propria voce e la propria identità, non è facile. Soprattutto se sei già a sanremo.
Ancor meno se il tuo padrino è Gino Paoli che nei prossimi giorni viene a duettare con te.
Gino, se proprio devi andare canta poco e male sennò la butti fuori tu senza volerlo.

Irene
Figlia dei pù, sorella di francesco facchinetti. Scherzo è la figlia di Dodi Battaglia.
Non basta, e non bastano nemmeno i padrini Vandelli, papà, Zucchero e Fio Zanotti.
Canta: “ Oggi sono in down”. Io no, altrimenti non sarei qui davanti allo schermone.

Simona Molinari
Quasi tutto in falsetto, ma che combina con la Vanoni (sua madrina) a cosa le può giovare?
Come per Gino: se volete loro bene state a casa. E’ come se Fossati venisse a suonarmi il piano ad una serata e poi sparisse.

Filippo Perbellini
E’ in tutto e per tutto il figlio di Cocciante (forse naturale), suo autore.
Solo che si è sbiondato i ricci dal parrucchiere di anima mia.
Pezzo Cocciantissimo, quindi niente male.

In conclusione io mi sono emozionato poco, forse niente.
Prendo atto che per me ascoltando da musicista è abbastanza difficile.
Sono severo con me per primo ed è il motivo per cui negli ultimi anni non ho più prodotto nulla che fosse sufficientemente adeguato per essere da me proposto o pubblicato. Sono diventato un rompipalle: preferisco fare una cosa bella, quando e se viene, che cento mediocri.
Qualcosa negli ultimi mesi è cambiato, ci sono delle cose che mi piacciono e che presto mi piacerebbe farvi sentire.
Mi è venuto da scrivere, dopo tanto tempo, usando questo accadimento fausto del festivàl. Ma forse è segnale di un desiderio di ricominciare a comunicare fuori dal mio quotidiano. Con Voi.
Ci siete ancora ?

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