
Va bene, lo ammetto e non lo concedo: anch'io mi occupo di "comunicazione".
Ma che cavolo vuol dire "comunicazione"? E' davvero orribile.
Comunicano tutti fino a prova contraria, ci guadagnano in pochi, ci vivono in pochissimi (me compreso).
Pero' questo verbo "comunicare" mi è sempre stato orrendamnente antipatico.
La "comunicazione" rappresenta ormai nell'immaginario colettivo una sorta di scienza perfetta e ardito traguardo di chi ti vuole vendere delle fetecchie.
Ho alcuni amici che vengono a cena nella mia tana che di mestiere "comunicano"; fondamentalmente non fanno altro che trasferire nel lavoro ciò che sono nella loro vita, nelle cose che fanno e per questo hanno molto successo e credibiltà (mi viene casualmente in mente
Stefano Hesse, che mi parla e insegna di tutto tranne che di "comunicazione").
Mi è capitato infinite altre volte (prima che comprendessi che era meglio stare a casa davanti all'isola dei famosi) di raggiungere tanti "comunicatori", nei loro uffici più o meno imperiali, nelle loro case fottutamente strane, nei loro lidi di villeggiatura amenamente contornati da sempiterno mare azzurro, alle loro convention, ai loro party.
Questa sera sono stato invitato da Giampaolo Fabris (GPF) alla sua festa di inaugurazione della nuova sede.
Ebbene, vorrei tralasciare di descrivere le belle facce incontrate e la bella musica rigorosamete live ma vorrei citare il caro Professore, padrone di casa, che invece di rintanarsi in qualche angoletto divanato a fare niu bisseness e intrallaciare rapporti milionari, scorazzava vestito da aiuto cuoco a servire i 500 astanti con il sacro lesso (bollito) partorito dal buon Vissani.
Gli altri mega dirigenti facevano lo stesso, magari alternandosi sulla rotonda da ballo, ai beveraggi o al sax soprano.
Ho trovato tutto di piacevolissimo gusto, la zia direbbe: "la classe non è aqquetta". Aggiungo io: semmai vinsanto!
grazie, evviva.
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