home profilo servizi lavori clienti niccolo' agorà newsletter contatti area riservata
               

28 febbraio, 2006

Il grande freddo



Di getto avrei scritto di scenografie da luna park, di conduttori scondotti, di stalattiti dell'Ariston appese sopra le teste dei poveri strapaganti, del nero pubblicitario fittissimo, dei giretti di do, degli arrangiamenti anni trenta, di seni sintetici, di testi assemblati col pc, di voci accademiche e della totale assenza di emozione, nemmeno una.
Poi, alzandomi a stento dal divano e strascicandomi verso la tastiera che mi aspettava per il previsto post dopo-sanremo, mi sono detto: ma chi me lo fa fare? Sono tremendamente annoiato e moscio, sparerei a zero in dettaglio su tutto e tutti come un comune giornalista ringhioso...lasciamo perdere.
Sì, lasciamo perdere anche perchè per diversi motivi io là non c'ero, non come cantante e nemmeno come autore. Che diritto ho quindi di criticare? Portiamo una cosa bella, lasciamo pure che arrivi ultima e poi, al limite, valutiamo o critichiamo quella che ha vinto. Così mi sono dimesso da questo inutile ed ingiusto intervento sicuro che l'avrebbero fatto meglio e con la stessa intenzione i giornali di oggi. Così è stato. Il vostro parere invece mi interessa moltissimo ed è l'unica vera ragione per cui pubblico questo commento.

p.s. Bravi Carlo Fava e Noa, perfetta come sempre l'orchesta, ottimo il mixer broadcast, non quello di palco a giuducare dalle innumerevoli stonature.
n'

15 febbraio, 2006

Ritratti: Giuseppe Bocci


detto Beppe.
n'

08 febbraio, 2006

Luna Crescente



Qualche volta, nei miei peregrinaggi notturni per blog, anzi per Blog, mi viene voglia di scrivere di getto. Questa volta è accaduto "per colpa" di Mitì.

Luna bastarda, non guardarmi fra i vetri
Sei anche tu così leggera da ordinarti pudore?
Una sera piena, l'altra sera muore come uno spettacolo in provincia
Che non dà grandi emozioni e che non muove il cuore.

Fammi vedere tu da dove si comincia
Dove finisce il viaggio, dove si ricomincia
A far strisciare i piedi quando il sole si aggroviglia.
La mia faccia ti imbarazza, la mia faccia ti assomiglia?

Luna come un calendario, uno sguardo fra specchi
Sul finire del giorno fra i miei giorni più stanchi
Luna come luna piena che non volevo incontrare
Spina di una sirena che si infila tra gli occhi.

Avessi tu i miei anni te lo farei vedere
Come potrei annegare in un solo bicchiere
Che è relativo il giorno che sta per finire
Sembra così assoluto quello nuovo a venire.

Luna che cambi sempre come fosse normale
Dammi una sola occasione per poterti imitare
Dammi la tua faccia di carbonio e sale
Lasciami il sospetto di dovere cambiare.

n'

07 febbraio, 2006

I bambini nascono juventini



Leggendo il post di Giorgia e alla vigilia del derby d'Italia, mi ricordo di un episodio della mia infanzia.
Milanese in una famiglia di interisti convinti, mi ritovai con naturale inconsapevolezza dei bimbi ad essere juventino.
Per un bambino pieno di incertezze che si affaccia sul duro palcoscenico della vita (mumble mumble...) la juve regala una piacevole sensazione di casa: la sua fama, le sue vittorie convinco l'inconscio infantile della protezione e della speranza di non perdere anche lì. Un rosso + nero sulla roulette.

La mia minaccia però si nascondeva molto più vicina di quanto pensassi: mia Nonna!!!
Grande sportiva davanti e dietro le quinte, nazionale di tennis e soprattutto terribilmente interista. Seguiva la squadra ovunque, mia mamma mi racconta di massacranti trasferte con pargoletti al seguito sulla transiberiana per vedere una semifinale di coppa dei campioni a Mosca.

Io ero Causio ai tempi se ben ricordo (non potevo sceglierne uno piu' caruccio?)e in una bella domenica di primavera ebbi la geniale idea di presentarmi alla casa di campagna di mia nonna con magliettina bianconera un po' sgualcita e di pessima fattura con scritto "Causio" a pennarello nero indelebile.
Notai per tutto il giorno una certa freddezza alla quali non diedi troppo peso anche perchè nessuno, e tantomeno mia nonna, mi fecero temere alcunchè.
Rientrato a Milano, prima di dormire, ricordo con precisione di aver pensato "Non devo farmi condizionare da tutti loro, io ho la mia precisa fede calcistica a cui non rinuncerei per nulla al mondo, al costo di sevizie o di cambiare cognome".

Il lunedì, tornato da scuola trovai sul mio letto un grande borsone nerazzurro con dentro maglia, pantaloncini, calze, tuta, accappatoio, pallone, shampoo, pettine, filo interdentale ecc...nerazzurri!!! Ed un piccolo biglietto di mia nonna con scritto "benvenuto". Ero diventato interista e pur senza grandi gioie e dolori lo sono ancora.

Questa è la storia di tanti bambini, molti di loro sfortunatamente non hanno avuto un intervento così deciso come quello di mia nonna e juventini lo sono ancora.
Per tutti gli altri, caro parentado, genitori, amici, zie e nonne, datevi da fare!
E' più semplice di quanto si pensi.
n'