Comunichi che?

Va bene, lo ammetto e non lo concedo: anch'io mi occupo di "comunicazione".
Ma che cavolo vuol dire "comunicazione"? E' davvero orribile.
Comunicano tutti fino a prova contraria, ci guadagnano in pochi, ci vivono in pochissimi (me compreso).
Pero' questo verbo "comunicare" mi è sempre stato orrendamnente antipatico.
La "comunicazione" rappresenta ormai nell'immaginario colettivo una sorta di scienza perfetta e ardito traguardo di chi ti vuole vendere delle fetecchie.
Ho alcuni amici che vengono a cena nella mia tana che di mestiere "comunicano"; fondamentalmente non fanno altro che trasferire nel lavoro ciò che sono nella loro vita, nelle cose che fanno e per questo hanno molto successo e credibiltà (mi viene casualmente in mente Stefano Hesse, che mi parla e insegna di tutto tranne che di "comunicazione").
Mi è capitato infinite altre volte (prima che comprendessi che era meglio stare a casa davanti all'isola dei famosi) di raggiungere tanti "comunicatori", nei loro uffici più o meno imperiali, nelle loro case fottutamente strane, nei loro lidi di villeggiatura amenamente contornati da sempiterno mare azzurro, alle loro convention, ai loro party.
Questa sera sono stato invitato da Giampaolo Fabris (GPF) alla sua festa di inaugurazione della nuova sede.
Ebbene, vorrei tralasciare di descrivere le belle facce incontrate e la bella musica rigorosamete live ma vorrei citare il caro Professore, padrone di casa, che invece di rintanarsi in qualche angoletto divanato a fare niu bisseness e intrallaciare rapporti milionari, scorazzava vestito da aiuto cuoco a servire i 500 astanti con il sacro lesso (bollito) partorito dal buon Vissani.
Gli altri mega dirigenti facevano lo stesso, magari alternandosi sulla rotonda da ballo, ai beveraggi o al sax soprano.
Ho trovato tutto di piacevolissimo gusto, la zia direbbe: "la classe non è aqquetta". Aggiungo io: semmai vinsanto!
grazie, evviva.
n'
3 Comments:
Evidentemente il verbo comunicare ha in sè una valenza magica irresistibile, se anche la Chiesa Cattolica (scusa se è poco), in tempi non sospetti, lo ha adottato, però in forma intransitiva.
Ricordo, nella mia scuola confessionale, nella penombra nebbiosa d'incenso della cappella, quella montagna ancora più nera che, chinandosi, mi mormorava all'orecchio "ti sei comunicato?"
Comunicato a chi?
Semmai comunito visto che il senso della domanda era semplicemente "hai fatto la comunione?"
Allora, forse, sarebbe più bello oggi utilizzare questo verbo in quella forma intransitiva, al fine di trasmettere agli altri quello che veramente siamo e non quello che vendiamo, magari sperando anche in una comunione con essi.
E comunque il vinsanto ci sta.
Nagra
ma te e Stefano Hesse che scrive:
"Lavoro nella comunicazione da tempo.
Ho lanciato in Italia diversi prodotti di successo.
Ho lavorato a fianco di alcuni dei più grossi manager e guru della new economy.
Vengo invitato spesso a conferenze e lezioni universitarie negli atenei più importanti del nostro Paese.
Ho cambiato la cultura di comunicazione di molte aziende.
Ho fatto crescere diversi neolaureati trasformandoli in professionisti affermati.
Ho fatto questo e molto altro."
vi fate i pompini a vicenda ?(citazione da film)
come ci iscrive alla vostra loggia senza essere ricchi e ammanicati di famiglia?
così, solo per chiedere...
Caro fantasma insofferente,
senza entrare nel merito dei tuoi dubbi perdisonno che eventualmente affronteremo in seguito, lasciati chiedere una cosa.
Perchè non ti firmi, perchè celi il tuo nome, la tua mail, la tua identità?
Credo che sia una condizione necessaria, qui in internet e nella vita reale per affrontare un dialogo. (un numero ip è un po' freddino)
O quantomeno in "casa mia" è un gesto apprezzato e ti assicuro che non è prerogativa delle "logge" ma più semplicemente delle persone educate.
cordiali saluti.
Niccolo' Lapidari
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