Lettera a Fabrizio

Quando verranno a chiederti del nostro amore digli che non avevamo tempo.
Non avevamo tempo per darci un racconto credibile, un comunicato da trasferire.
Digli che mi ero perso dietro alle nuvole, che abbaiavo alla luna e costruivo piccoli catamarani di resina.
Digli che la guardavo di sbieco con la stessa compassione con cui guardavo i miei cari. Che la conquistavo in un solo momento come ci si insinua in una casa in affitto, con la consapevolezza di uno sfratto imminente.
Quando verranno a chiederti del nostro amore digli che non avevamo tempo.
Tempo per guardare tutto mentre il cielo mi passava sopra irriverente.
Tempo per fermarmi un secondo per quel secondo e non per quello che passava o sarebbe arrivato.
Quando verranno a chiederti del nostro amore digli che non ho mai creduto di amare.
Che guardavo e vegliavo, mi facevo accudire come un indifeso, un caduto sulla strada di casa. Amare non prescinde da un confermato invito.
Quando verranno a chiederti del nostro amore tu sorridi, abbassa gli occhi e digli che è stato solo vento. Il vento che sposta le plastiche sul mare, i ricordi e le stagioni. Il vento che si infila sotto la pelle, che piano piano ossida il cuore, che ti porta via come ti ha portato.
Un amore non esiste, è solo un vizio consueto che ricorre nella mente di chi non lo possiede, di chi ne cerca disperatamente traccia. Quelli che ti interrogano a fondo per scoprirti simile, incerto, sospeso, che ritornano arresi e più soli al proprio sperare.
Quando verranno a chiederti del nostro amore digli che ero assente ma le dormivo addosso, senza timore, tutte le notti che c'era.
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