Evgenij Onegin

Manuela Aufieri
Andare alla prima di un'opera alla Scala è sempre un'emozione.
Se poi, come sempre avviene, mi invita la mia amica Manuela (nella foto)è ancora più emozionante.
Quella lì si muove sul palco, quel Palco, con armonia e sapienza così rare che la becchi subito anche da lontano. Nonostante siano in tante, parrruccate ed accrocchiate.
Le dedicherò presto un post in una nuova sezione del blog che si chiamerà: "talenti riservati".
Tuttavia non si vuole parlare di lei in questo post ma dell'opera.
"Evgenij Onegin" di Čajkovskij.
Ma ragazzi, chi è cresciuto in Italia con Puccini, la sua Butterfly, la sua Boheme, i Verdi, i Wagner dell'Oro del Reno, di tutta questa roba russa si fa una pippa.
Non vorrei dire che sia brutta ma sentirla e vederla in terra nostra, stride.
Dove sono le Armonie, le melodie lievi di "un bel dì vedremo" o della "gelida manina"? Dov'è il bel canto?
Già così irreale perchè nato in tempi di non amplificazione e ricorrente da anni come una gara di Topolino.
Dov'è il senso preciso dell'opera, i testi di Illica e Giacosa...qui ci prendono per tonti in una melassa di musica e di libretti da fotoromanzi.
Dove sono i giovani cantanti come lo erano Pavarotti e Freni diretti da Karajan?
Oggi Pavarotti, dopo venti anni di non studio e di carbonare se mi invitasse alle Pav&friends non ci andrei! (qui lo dico e qui lo nego) ma si facciano un bell'esamino di coscienza tutti: i Bono. gli Sting; Le madonne che ci vanno. Quello è il circo, non è l'opera, non l'hanno capito?
Come stasera alla Scala. Circo puro, pubblico smanacciante a scena aperta per qualunque "forte" dei timpani in chiusura sulla tonica. Orrore!!! Tenori tromboni che Albàno se li mangia (scherzo, ma il paradosso è verosimile).
Una baracconata da 200 euri a cranio per tutti gli impreparati attori, pubblico zoombie, pronto a sublimare un nulla che, pagato caro, doveva essere importante ad ogni costo. Prezioso.
Ma chi cavolo decide cosa fare alla Scala e con chi? Io lo so, ma lascio la domanda appesa...
Onore e lode a Olga Guriakova (Tat'jana), sottesa, attenta a quello che fa, che "arriva di brutto" insomma. Emoziona.
Grande anche il direttore Vladimir Jurowski, 30 anni (trent'anni!!!) che non vuole farsi notare ma asseconda le richieste dell'autore di restare sommesso, quasi in un dialogo fra pochi.
Così sono pure le scene che alla lunga stancano e annoiano, si sarebbe potuta fare in un capannone dell'Arcadia di Melzo quest'operetta.
Tifo alla "Manu", sublime e onore al barista del foyer, che dopo 25 minuti di coda mi ha chiesto 40 euro per due "Gangia dei Gangia".
L'opera è italiana, come la pizza. farla meglio se sei un russo o un americano è un casino; verosimilmente tromberai qualche sprovveduto o nostalgico a NY, certo non sul lungo mare Caracciolo a Napoli. A Milano accade anche questo.
n'
6 Comments:
Sì, sì, Verdi su tutti, e Puccini: la Traviata, il Rigoletto, l'Aida, la Boheme, la Tosca... E quei libretti così intense passioni, passioni d'amore e di politica... Leggendo questo tuo post mi tornano alla mente immagini in bianco e nero quando in tv davano sempre, ogni anno, le prime della Scala e in religioso silenzio seguivo con i miei genitori fino alla fine, anche se la mattina dopo, io bimbetta, dovevo andare a scuola. E quella era una delle rare occasioni in cui era concesso fare tardi. Tempi andati... Anche l'Opera (e scrivo con la O maiuscola) rischia di diventare un carrozzone. Sai cosa temo? Che, come sta già succedendo per il teatro, tra un po' ci ritroveremo veline, schedine e tronisti a interpretare Mimì, Alfredo, Cavaradossi, Gilda... Che orrore! E, allora, forse, meglio i russi!
Senza entrare nel merito dell'allestimento scaligero, causa non conoscenza diretta, non posso evitare di lasciare un commento.
Non ho mai letto tante scemenze in una volta sola: dunque, l'Onegin è unanimemente considerato un capolavoro operistico anche dalla musicologia italiana, (Michele Girardi dell'Università di Pavia per esempio, tra l'altro insigne studioso pucciniano...), l'opera russa ha lasciato capolavori di immenso valore, tra cui spiccano Boris Godunov e Kovanshchina di Mussorgsky, dei quali ha dato una lettura intensa e magistrale il nostro Abbado e dal vivo e in studio.La critica al libretto poi è grottesca vista l'eccellenza della fonte, riportata addrittura verbatim in alcune scene chiave (la lettera di Tatiana), di fronte allo scarso valore letterario dei libretti italiani almeno presi a sè, che comunque spesso funzionano egregiamente dal punto di vista drammaturgico agli scopi dei nostri grandi compositori la cui musica è riuscita a riscattare le loro manchevolezze, però francamente prendersela con Pushkin in nome di Giacosa...
cito una parte della voce dedicata a questa sublime opera dal Dizionario dell'Opera B.C.:
"Rispetto al testo puškiniano, molte sono le omissioni, realtivamente poche le interpolazioni: non a caso Cajkovskij chiama la sua opera ‘scene liriche’. È omesso tutto il primo capitolo, la spensierata vita mondana di Onegin a Pietroburgo, e tutto il settimo, con la visita di Tat’jana ai luoghi oneginiani, dopo il duello e la partenza per Mosca di madre e figlia in cerca di marito (di quest’ultima parte, con l’incontro del fidanzato e la proposta di matrimonio, esiste un abbozzo non realizzato nel primo progetto del compositore). Le principali interpolazioni sono i già ricordati cori dei contadini nella prima scena del primo atto, la parte finale del ballo in casa Larin, con lo scontro tra Onegin e Lenskij, la sfida a duello, il pubblico scandalo (in Puškin la sfida e tutto ciò che ne consegue non avviene al ballo). Nell’ultimo atto, del tutto nuovo è il monologo di Gremin sulla felicità coniugale. Dilatata è l’ultima scena della dichiarazione di Onegin a Tat’jana, con appassionati slanci e trepide confessioni che il testo in versi non conosce. Assolutamente fedele è invece il testo dei tre momenti cardinali: la lettera di Tat’jana, la risposta di Onegin, l’ultimo rifiuto di Tat’jana, dove i versi puškiniani rimangono intatti e dove l’interpretazione musicale cajkovskiana acquista una straordinaria intensità, raggiunge una originalissima, sottile, commossa dimensione psicologica. Estrema coerenza stilistica, sapiente succerdersi di quartetti, quintetti, arie, ariosi e cori, grande intelligenza nel cogliere il tessuto musicale di un’epoca: Cajkovskij, nel suo Onegin , ottiene in parte ciò che Puškin ha ottenuto in pieno, e cioè tradurre in forma lirica (o musicale) il vero sensa di una generazione, la sua storia interiore. Tat’jana appassionata, sincera e tuttavia rigida e coerente nelle sue scelte di vita, Onegin inquieto, ombroso, annoiato, fragile, immaturo, incapace di amare, sempre alla ricerca di nuove prospettive che non realizzerà mai: sono due aspetti della generazione contemporanea a Puškin, due aspetti (il rigido codice morale contro l’indeterminatezza, la depressione, l’oblomovismo) che segneranno i decenni a venire, e di cui Cajkovskij sa dare una lettura sensibile."
PS:
toglimi una curiosità, cosa c'entra il belcanto da te rimpianto con i nomi da te citati di Verdi e Puccini ? (forse volevi dire Rossini e Donizetti...), hai idea del significato tecnico di questo termine? e se sì - lo spero per te vista la sicumera nazionalista delle tue fondamentali osservazioni critiche - lo cerchi in un' opera tardo-romantica del secondo Ottocento russo?
L'opera ti ringrazi per il tuo studio così attento e passionale.
Io ti ringrazio più forte perchè non speravo più di avere nemici in assoluto e tantomeno così preparati, certi e credibili che potessero istruirmi tanto e soprattutto che mi dessero consapevolezza di ignoranza, limiti et apertamente dello scemo.
Tuttavia, timoroso del disattendere le tue aspettative, mi tocca ricordarti che il sospetto di recepire e scrivere scemate mi aveva già abitato il cuore e il cervello. Infatti da un po'non scrivo o critico piu'.
Spero che cio' possa renderti sorridente e vivo almeno quanto ha reso me il tuo messaggio.
Buon viaggio e grazie per queste duecento righe che mi ricordano la mia piccolezza e la mia poca affinità con la musica tutta.
p.s.: se vieni a trovarmi ti annego di vodka tonic e della boheme di karajan! ;-)
n'
Non ti volevo offendere...è che amo molto quest'opera e non amo invece certo loggionismo italico di mente angusta: comunque di scemate tutti ne diciamo, si critica l'errore non l'errante.
PS
il tono acceso era dovuto anche alla lunga assenza dal web dovuta a problemi causati da passaggi tra provider diversi che mi hanno fatto dannare, ero un po' su di giri...
Il mio post, scritto alle cinque del mattino è come tanti altri caratterizzato da istintività e forse un po' di sana malinconia. Non faccio il giornalista.
Tuttavia rileggendolo a freddo ritrovo abbastanza le emozioni di quel momento: a me non è piaciuto lo spettacolo in particolare e la Scala in generale. C'erano troppe cose stridenti e mi sono emozionato poco o niente.
Chi non c'era eri tu (e non è un dettaglio da poco)che verosimilmente, così preparato e appassionato a codesta opera, avresti scritto un post notturno in parte simile al mio.
n'
non è che ci ho capito granché, però, se la vodka cell'hai ancora lì, io volentieri mi ci annego (pure senza boheme!)
Posta un commento
<< Home