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28 novembre, 2005

Bologna busona.




E quasi a suggello del precedente post, oggi Guccini scrive sul Corriere della Sera:

"Una volta si usciva, si stava fuori, ma prima c'era stata l'Austerity, con tanti locali chiusi di notte. E lei, Bologna, viveva di notte. Poi arrivò l'eroina, tremenda. Intanto la città continuava a invecchiare e a svuotarsi. Fra il '72 e il 2001 se ne sono andate 278.000 persone, un piccolo esodo.
Oggi i bolognesi in centro non ci vivono quasi più: molti sono scappati sui colli." (...)
"E' finita che la gente sta chiusa in casa a guardare la tv: la morte della socialità. Bologna è diventata meno provinciale e ha perso il senso della comunità." (...)
"La canzone del 1981 è storia. Bologna 2, la vendetta, non la posso fare. Oggi un altro pezzo non glielo dedicherei, non ho l'input".


BOLOGNA (Metropolis, 1984)

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...

Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...

26 novembre, 2005

"Sono ancora aperte come un tempo le osterie..."



Ho avuto la fortuna di vivere di sguincio le Osterie.
Quelle di Bologna, assieme a Guccini, a molti suoi colleghi, a Benigni, ad Umberto
Eco. Ho visto l'epilogo della Bologna del pensiero, del tirar tardi, del bere a forfait, del tornare a casa con un'idea in più. E' stato un privilegio assoluto e forse solo chi l'ha vissuto può capire a fondo.
Da sempre mi sono chiesto perchè queste cose andassero a morire e ancor prima perchè assenti a Milano, la mia città che ogni giorno minaccio di lasciare quasi fosse una fidanzata distratta da allertare.
Qualcosa è rimasto anche a Milano, ebbenesì, vivaiddio; quando arrivo da Gerry, come stasera verso l'una del mattino, lui è felice di aprirti anche se ha chiuso la cucina ed in sala sono rimasti solo pochi ad aspettare quel che può succedere.
Sì, perchè da Gerry può succedere di tutto, imprevedibilmente, inaspettamente.
Si possono fare le cinque suonando e cantando e lui è sempre lì che ti versa il vino e ti suona le percussioni.
Questa sera gli ho scritto su un libro che riserva a quelli importanti, quelli che lui dice "importanti": " Caro amico, anche quando non dovessi partecipare alle nostre divagazioni notturne, qui fra le mura della tua casa che ci ospita, respireremmo l'aria cercata". Perchè per lui quelli importanti hanno voglia e talento da dargli in cambio della sua disponibilità, della sua casa, dello stare assieme, della poesia, nulla più.
Da Gerry mi sento come da me, senza il pensiero della cucina e l'investitura del cerimoiniere ma col privilegio di condividere la mie canzonette con lui, con il suo talento e con la sua voglia di non lasciar morire quel meraviglioso senso di tirar mattina con le cose ti appartengono.

p.s.: Gerry è un grande percussionista che è riuscito, come molti di noi sognerebbero, a creare il suo locale aperto al pubblico. Questo locale gli assomiglia nelle virtù, anche nei limiti e nel pudore.
Vi lascio il suo indirizzo perchè vale la pena andarci e perchè sarebbe bello incontrarci da lui una sera per far mattina insieme. Se andate senza di me fate male ;-) ma nel caso nominatemi o dategli del Lucifero, del Faust, capirà il mandante.

Ristorante Al Covo
Viale Bligny, 60 Milano
Tel. 02.58304431
Gerry: 334.1834365

16 novembre, 2005

Appunti della casa, parte1.



Qualche volta bussano alla porta.
Sono amici, ricordi o vecchie streghe.
Qualche volta arrivano anche i sogni e si fa mattina.
Qualche volta è solo un pretesto per aprire.
Altre mi batte forte il cuore.
Qualche volta postini e portieri irriverenti.
Altre nessuno.

La mia casa è come un infuso di radici.
Più d'altri che mie, io le accomodo.
Ci passano grandi e piccini.
Io ladro di racconti o irriverente.
Mi sfinisco di attese, mi converto ai talenti.

Guarda come sono belli i miei ospiti,
quante cose potrei imparare da loro se non dovessero già andare.
Ci sono radici lontane che si mischiano con le nuove
e radici nuove che sembrano lontane.

Mio fratello suona molto bene la chitarra e quasi nessuno lo sa.
Io ho un nuovo gatto nero e se ne parla nel quartiere.
La scala dei valori portata a stagionare nel pollaio.
La casa è un festino di acari che sono i ricordi e le malinconie.
La casa sono cose mie insieme alle tue.

Qualche volta bussano alla porta.
Potrebbe essere il rimpianto di un ritardo.
O come quando volevo chiamarti e non chiamavo mai.
La casa è un intreccio di sbagli come la vergogna.
La casa non perdona, la casa ricorda.

Forse è la coscienza di noi.
Pian' piano si muove e acquista riverenza.
Soggezione di una spettatrice educata
il filo di un dubbio eterno che la attraversa
appeso fra i muri noti della stessa stanza.

Qualche volta bussano alla porta.
Sono i fantasmi buoni della sera
quelli che tengono custodito il cuore
nel tempo di un giorno, di un anno, di un'ora.

n'