Appunti disordinati del viaggio
19 aprile, 2005
THE END

Questo blog è giunto alla fine.
L'ho inaugurato con curioso amore, con la voglia di comunicare con chicchessìa ma anche con la speranza di costruire qualcosa, non certo grazie ai miei miseri suggerimeti tematici ma confidando nel canto o nel disincato di chi mi è vicino o lontano, di chi mi avrebbe risolto la tesi o suggerita.
Pensavo ingenuamente che mi sarei trovato accanto, in questo neutrale chiostro, le persone di sempre che finalmente mi dicessero in anonimato quel che si credevano o mi dicessero quel che pensavano di me, di sè, degli altri. Nel bene e soprattutto nel male. Speravo confidassero le loro cosette belle o brutte, con direzione artistica o malinconìa.
Non è venuto quasi nessuno di voi, nemmeno per sbaglio. E chi è venuto, tonfo al mio cuor, è stato meraviglioso.
Pensavo potesse essere un modo nuovo per parlarsi da lontano, dirsi finalmente quello che ci frulla in testa e che talvolta è così difficile da tirar fuori nelle nostre lunghe serate. Speravo in un'unione massonico-giullaresca, speravo in un confronto garantito a monte o in un gesto d'amore regalato o comprato a tempo perso. Non è successo nulla di ciò, tutte le emozioni mi sono arrivate solo da "stupendi sconosciuti", che hanno apprezzato i miei versetti accademici o che, con la stessa giustizia, mi appellavano come sbarbatello in cerca di identità. Vi sono grato.
Evviva iddio, meno male che c'eravate voi a farmi tirar mattina con duemila marlboro per scovare un dignitoso nuovo argomento da lanciare. Quelli che mi aspettavo non son venuti, nemmeno per bastonare.
Sono due mesi che cerco di portar qui dentro le persone che mi stanno accanto, dalle quali succhio o che mi succhiando il possibile, nel quotidiano. Lo confesso, speravo fosse il salotto che non ho mai desiderato, aperto a tutti.
Però ho conosciuto persone straordinarie, nuove, vive che hanno vissuto qualche attimo attraverso queste pagine, che mi hanno scritto, anche in privato e telefonato.
Delle altre nulla: con mille giustificabili scuse.
Mi dicono: "Non so che diavolo scrivere, troppi concetti impegnativi (?????), troppa poesia (????), una lobby intellettuale (????) Ci parliamo fin troppo dal vivo (????).
Ma siamo matti davvero? Ho parlato di tutto il poco che mi è dato, con ironia, corteggiamento, dissacrazione, istinto, libertà della mia vodka alle cinque del mattino, mi sono denudato e reso vostro in cambio di una attesa replica. E Qualcuno mi ripete che è un blog impegnativo???
Benissimo, ne prendo atto come un fallimento fra i tanti fallimenti. E che nessuno si azzardi a dire che è un gesto arrendevole, vittimistico: è solo la consapevolezza d'aver tentato di fare una cosa che non so fare. (1.500 accessi al giorno e 4 commenti di media di gente che non conosco).
Continuerò a scrivere le mie minchiate onanistiche a porte chiuse o per il mio distratto editore senza sentirmi dire (come qusta sera) da un caro amico che scrivo tutto ciò perche' assolutamente ego-centrato, egoista e furbo. Io ho provato questo giochino per parlare con te, e tu non c'eri mai. E pure me lo giri contro!
Ho mille modi e maniere per egocentrarmi, egoistarmi e furbarmi e me ne fotto di passare le notti a pubblicarle, raso di aspettative e tabacco. Chi mi è stato accanto in questo mio esperimento continuerà ad avermi accanto, gli altri non noteranno alcuna differenza.
Grazie ancora a tutti voi che mi avete tenuto allegro e vivo con questo giochino, che mi avete dato immeritata attenzione agratis e che siete nei miei pensieri epistolari e grazie pure a tutti gli altri che mi hanno fatto venir voglia di cambiare giochino!
n'
P.S. Continuerò ad utilizzare questo spazio per scriverci quel cacchio che mi pare senza attendere alcuna risposta, senza necessariamente rispondere e soprattutto senza considerare il fatto che lo potrebbero leggere tante persone ogni giorno. Un mio diario che lascierò qui, un memoriale, senza mediazioni, come scrivo le mie robette e le mie canzoni da qualche tempo. Finalmente.
Comunque, sia ben chiaro, mi inventero ben presto un nuovo giochino più intelligente, aggregante e spassoso perchè sono tremendamente di buon'umore...
...e vi aspetto sorridendo.
15 aprile, 2005
Quattro scampi in padella

Avete presente quegli amichevoli ed informali inviti a cena dell'ultim'ora?
"Uei ciao, tanto con te non mi faccio scrupoli e anche se sono le otto e mezza volevo sapere se ci raggiungi per cena, ci saranno il gigi, il bubi e la tizzi."
Cominci a sudare, ti si imapastano le parole, ti appaiono come ologrammi le stupide faccie del gigi e del bubi (la tizzi è scema ma è un bel figone, quindi non appare fra gli spettri) e l'orgasmo di sudore e parole senza vocali si tramuta in afasia totale, preludio di consecutio tipo: "grazie, bellissimo però, dunque, semmai, il gatto, l'allarme, il mal di testa del gatto nell'allarme che schiaccia l'allarme nella testa del gatto...male, insomma ho un problema non posso, cazzo non posso, perdonami"! Un minuto di irreale silenzio... Dio che bello, è finito tutto, ha sicuramente capito che non era una scusa e finalmente posso religiosamente preparare la mia mente ed il mio fisico all'aggressione cannibalica di quei quattro meravigliosi scamponi giganti che mi sono comprato per tirarmi sù. Tutto solo io ed i miei scamponi crudi. E mi viene in mente la nonnina dei quattro salti in padella che si guarda bene dall'accettare l'invito a cena dei due stupidissimi nipotini che sono così stupidi da telefonarle abbracciati. Un giorno la chiamo!
La grande nonnina invece si strafoga e probabilmente muore esplodendo di salti in padella con la tv a mille di volume sintonizzata su un reality o una televendita...questa è vita e semmai pure morte dignitosa.
E chi non si è mai trovato in questa condizione di declinare un inutile invito, anche grazie al menù che avrebbe offerto la propria dimora, scagli la prima pietra. La scagli pure chi non si è mai trovato, nemmeno una volta ad accettare un mediocre invito dell'ultim'ora perchè aveva nel frigo solo l'eco dell'Urlo di Munch.
10 aprile, 2005
Avanti il prossimo

Qualcuno mi racconta che fanno i più giovani?
Io non capisco e non conosco; vado ripetendo da anni che dovrebbero essere la nostra speranza.
La nostra generazione, parliamoci chiaro, non ha combinato un cazzo, quella prima meno ma con più comunione ed oggi con consapevolezza di fallimento. Mica poco.
Pochi sono gli attuali riferimenti culturali, genitori dispersi per mondi di sapone, politica del "tranquillo, in qualche modo si farà".
Ma erano gli anni del tranquillismo, del lavoro facile a chi il lavoro l'aveva già, della milano da bere, ed io che potevo capire, imparare, assumere o fare mio di tutto questo? Si chiamava Socialismo...ma scherziamo davvero?
Nulla, sempre più nulla. E da lì la ricerca disperata di qualcosa di vero, un contatto umano, un'idea sempre più in estinzione mentre sembravano piovere facili dollari dal cielo. Il mondo si gonfiava di niente mentre ci preparavano il disastro. Perfino l'arte sembrava stare bene.
Speravo e confidavo, spero e confido nelle nuove generazioni così libere di sbagliare e di decidere, a differenza di noi accerchiate da mille strumenti per la comunicazione. Invece mi appaiono molli, racchiuse, distratte, peggio di noi. Comunicano solo minchiate al videofonino a caro prezzo, così banalizzando.
Non sono tutti così, lo so bene, ci sono anche quelli tosti che guardano avanti o non hanno il lusso di guardare indietro. Allora fatevi vedere.
Datemi un segno, vi prego: infanti, ventenni, mamme, nonne, raccontatemi quello che fate, ditemi che fate qualcosa!
Non possiamo sederci così su allori spinati di bachelite, il tempo ha un valore a prescindere da quello che ci è destinato.
Tirate fuori le palle, piccoli cuccioli sfigati, gridate al mondo senza timore cosa vorreste cambiare, raccontate le vostre idee, create una squadra e portatela per strada. Venitemi a chiamare che vi regalo delle magliette com il logo che avete scelto, vi porto la borraccia e vi suono le vostre canzoni.
Non fatemi invecchiare col dubbio che siete davvero piccoli cuccioli sfigati come noi, fatevi vedere, andate fuori. Vi giuro che ci sarà ancora qualche vecchio rimbambito a farvi il tifo, a proteggervi, a facilitarvi il passaggio, a chiedervi un consiglio.
06 aprile, 2005
Clos'app

Riconosco i veri amici dalla coda e dalla montatura degli occhiali.
Ad ognuno le vibrisse che merita ed i riferimenti che crede. Ed esigo rispetto.
05 aprile, 2005
Roccia di Roccia

Di ogni notte che passava sotto il cielo di Bisanzio
Ricordo il vento dell’Asia che mischiava polvere e cenere
Al cerchio ghiaccio del mio distillato alla mano.
Mischiavano pure le rotte di falena col percorso del nuovo occidente
Ci sono tante cose che dovrei sapere e che fingo di avere dentro
Come un dato di fatto impigliato sulla facciata buona che ti mostro
Non sono io il Leone del Vento che fa finta di niente
Mentre affila gli occhi alla notte che arriva lieve da oriente
Ho amici travestiti da alberi che scorrono la cattedrale della strada
Castagni o rami di piombo capovolti alla terra che cammino
Custodi del mio vagabondare lento e senza grandi previsti arrivi
Non c’è più tempo per girarsi attorno, passata frontiera si cerchi il vino
Ricordami i miei anni ad ogni cedimento del mio personaggio
Sussurrami che hai custodito il mio racconto di vent’anni fa
Attraversami il cuore senza badare ai passi che fai o che farai
Prendi per buona di ogni mia malinconia sincera soltanto la metà
Perché qui non si ama per niente come si amano le piante
Nella mia casa scivola amore che ti rassomiglia
Si infila nei muri maestri ed accorda i metalli
C’è poco vento stasera ma quel poco vento si sente
n’
02 aprile, 2005
Karol

Quando saremo sulla riva d’autunno
esploderanno timore e amore nelle loro opposte brame:
il timore bramando il ritorno a ciò che una volta fu vita
e lo è ancora
l’amore bramando inoltrarsi verso Colui in cui la vita trova tutto il suo domani.
E in noi che guardiamo verso la riva d’autunno
si scatena la lotta lungo la spaccatura
che ogni uomo porta in sé.
Karol Wojtyla
