
Sono leggero come una piuma.
Soave, leggiadro e spensierato mi levo ora dalla comodissima poltrona con un senso di pace interiore rarissimo.
Quella spensieratezza che solo qualche psicofarmaco ha il dono di regalare.
Nessuna emozione, nè bella nè brutta.
Questa sera a Sanremo non è successo quasi nulla ed io lo trovo molto opportuno e rispettoso.
Immagino come sarei stato irritato da armonie e melodie stridenti o come sarei stato coinvolto o emozionato da un bel pezzo, magari di un amico.
Invece niente, o quasi.
La scenografia sobria quasi da studio rai anni 60. Ma come, a Sanremo mi fate la scenografia sobria con l'orchestra oltre il boccascena come alla Scala?
Ed il trionfo di fiori? le luci psichedeliche, la palla di specchi catarifrangenti, le spie da palco in lamè dove sono?
E non c'è nemmeno l'erede di Cavallo Pazzo, solo il solito piacevole Bonolis che peraltro avevo già visto prima del festival mentre scoperchiava pacchi.
Una Clerici autoflagellante ed una valletta che, se ho ben capito si chiama Federica Fellini (???!!!) che ha sottratto di soppiatto a Dio il dono della parola.
LA MUSICA, o meglio I SUONI.
Parte la musica e parte pure la mia Gollumiana (Gollum, Smeagol) ipocrita diplomazia che non mi farà parlare male di alcuno ma solo bene di qualcuno.
- Quella bionda di Paola e Chiara è intonata e riesce ad esserlo anche con i 17 secondi di riverbero richiesti dal suo produttore al fonico di sala.
Canzone furbetta, musicalmente discreta e molto orecchiabile.
- Me lo aspettavo ed Arigliano ha dato grande lezione di come si usa la voce. Un cantante non va alle olimpiadi, deve trasmettere delle emozioni.
Almeno 10 persone alla settimana mi dicono: che gran voce quello o quella! La voce non si misura in pressione sonora (db, volume) o estensione (note).
Questo è un discorso a cui tengo ma è un po' lungo quindi lo riprenderò in altro post.
Arigliano arriva, e come se arriva! Con i suoi anni, la sua sensibilità e miliardi di ore di canto e di ascolto. Pezzo carino, di Franco Fasano.
- La Minetti da qualche tempo mi emoziona, sta imparando a cantare e ha smesso di ululare. Anche la musica e pure Cutugno non sono malaccio ma i testi...
I testi, in generale sono piuttosto imbarazzanti. No, troppa emozione l'imbarazzo, neutri!
- Adriano Pennino scrive e dirige i 64 elementi dell'orchestra con grande uso di archi e maestria e veste in modo assolutamente idoneo il pezzo di Gigi d'Alessio.
- Bublè, il nuovo "the voice" dei laghetti ameni del Quebec parla di suo nonno e ne mostra delle foto, poi gli esplode il radiomicrofono in mano e fa il pesce per 30 secondi, a me tenerezza.
- Le vibrazioni sono vestite da Elio e le Storie tese che sono vestiti da Gruppo degli anni 70 vestito da figli dei fiori. Il pezzo, postmoderno, secondo me è di Alfio Cantarella, battesista dell'Equipe 84, oggi tenero e simpatico impresario di feste paesane. (l'unico del famosissimo gruppo a non avere mai firmato un pezzo). Scherzo, Alfietto!
- Franceso Renga in Angiolini rara eccezione musicale: sia andava oltre il giro di do ed io, imperatore del giro di do, apprezzo.
- Antonella Ruggiero, diretta dal marito che fa buon uso degli archi a gratuita disposizione, eccellente. Bellissimo brano quasi Pucciniano e la solita straordinaria sensibilità nel canto.
- Mi accorgo che ogni due pezzi si finisce in telepromozione o in spot. Ma che differenza c'è con mediaset a parte il canone?
- Anna Tatangelo: le non è mica male, il pezzo sembra Gigi d'Alessio con +7 di pitch.
- La sensibilità del canto e la perfetta intonazione sono costanti caratteristiche di Peppino di Capri, grande ma mancano i pezzi da troppi anni.
- Marcella Bella sa cantare, suo fratello sa scrivere i pezzi ma "curiosamente" li scrive quasi solo per Celentano, infatti questo sembra rubato al molleggiato.
- Che bel brano quello del Nicolai Jazz Quartet, un pò Walt Disney, ma perchè la cantante (lirica derived) triplica le vocali e fa gli equilibrismi?
Ho davvero evitato di parlare delle cose bruttine che ho sentito anche perchè sono critiche personali non supportate dalla spocchia tipica di alcuni giornalisti o critici musicali.
Bruttine, nulla di orribile: è come se il festival l'avessero preparato tutti insieme, autori, cantanti, musicisti, scenografi, presentatori eccetera al grido di: NON DISTURBIAMO!
E' tutto, o quasi, realizzato con pastelli ad acqua che dopo un doccia scompaiono senza lasciarti la pelle irritata e senza lasciarti un bel segno indelebile come un tatuaggio d'amore.
I "big" (???) li ho sentiti, a onor del vero mancano i giovani ma io domani sera vado a caccia di emozioni forti o sull'otto volante o in un ristorante specializzato in funghi messicani. Sono stufo di questa pacifica serenità.
Antonella Ruggiero vincerà il festival perchè è giusto cosi.
Arigliano premio della critica.
Nicolai jazz quartet premio rivelazione