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20 febbraio, 2005

Conversazioni


C'è una ricorrente abitudine in tutti noi a domandare poco.
Come mai c'è così poco interesse a scoprire, valutare e criticare quel che fanno gli altri?
Perchè non domandiamo al nostro amico fioraio come si mantiene in vita un ficus benjamin?
Perchè non chiediamo al nostro conoscente scrittore di leggerci le ultime tre pagine che ha scritto?
Perchè a nessuno importa più nulla di quello che fanno gli altri?
Siamo tutti così sublimi e completi da non averne bisogno?
Siamo tutti così tristemente soli che l'unica boccata d'aria è il monologo amplificato?
O forse c'è il terrore di confrontarci con un talento che sembra non appartenerci?
Io continuo ad incontrare persone che vogliono solo raccontarmi le loro cose, che quando si violentano nel farmi una domanda non ascoltano e stanno già pensando a cosa dirmi dopo: non ne vorrei più sapere, mi negherei alla morte.
Questo è il frutto del gelido individualismo del nostro tempo che mi pianta un nodo in gola e mi fa sentire solo.
Quanti salotti dovrei ancora spupazzarmi per tornare a casa senza idee?
Molta di questa gente, l'ho visto, possiede un valido talento e fa di tutto per nasconderlo dietro ad un banale intrattenimento da saloon, non è dato di metterlo faccia a faccia con il mio, tuttavia così incerto, dichiarato, naturale e consapevolmente ordinario.
Si gioca ad armi ìmpari ed io mi annoio.

4 Comments:

At 10:37 AM, Placida Signora said...

Forse è anche pudore, Niccolò. O uno strano timore del dialogo interpersonale, a cui molti oggi non sono più abituati. Si è persa l'abitudine di entrare in profondità in un'anima altrui. E rimane la superficialità, come nuotare sempre coi braccioli senza mai fatte una capriola sott'acqua.
:-*

 
At 7:16 PM, maria963 said...

Hai perfettamente ragione Niccolò. Non parliamo col fiorario, ma nemmeno con chi abita sotto di noi e incontriamo in ascensore. Non parliamo a volte nemmeno con chi siede alla nostra tavola o ci lavora accanto.
E rimediamo a tutto questo sfogando il nostro bisogno di comunicazione in sms o forum... Perchè è più semplice parlare con un monitor. E più facile parlare con chi non si conosce, con chi potrai interpretare tutto ciò che scriverà a modo tuo, senza guardarlo negli occhi, senza guardare il suo sorriso o la sua smorfia di disgusto o la lacrima che gli bagna l'occhio.
Abbiamo perso le parole, direbbe il Frullo de "Il libraio di Selinunte" di R.V.
"Avevo un vecchio pensiero analogico e mi capitava di starci anche male" direbbe il Carlo che ad entrambi piace.
"io sono quello che sono, tu sei quello che sei... ma se fossi il futuro mi vergognerei". Un abbraccio.

 
At 11:03 PM, Niccolò said...

...che sia una farsa o una tragedia, meglio che stare su una sedia per dopo battere le mani.
R.V.

 
At 7:54 PM, Paola said...

..Non ho mai partecipato a forum "virtuali", non ne ho mai sentito l'esigenza. Ora mi trovo qui per caso e non è male, anzi quasi stimolante. E' vero ci si può esprimere con più facilità, non hai nessuno davanti...che ti guarda, che a volte scruta. Non c'é imbarazzo. A parte il pericolo di essere fraintesi, elevato a potenza quando solo si scrive. Credo che a proposito del tema in oggetto, manchi in generale la curiosità per le cose. Non siamo molto interessati a scomporre per ricomporre, a chiederci il perché, e farlo proprio...Ci manca il motivo. Ci manca forse interesse per la conoscenza in generale? E non serve sai neppure"domandare" per sapere, personalmente odio le domande (su di me). E alle persone che mi vivono intorno, e soprattutto a quelle che più mi interessano non faccio mai domande. Cerco solo di viverle, molto più faticoso! Le ascolto. E cerco di apprezzare anche quello che non vogliono dire. Gli odiati silenzi, ma talvolta più forti di qualsiasi parola...E comunque, fin'ora nessuno mi ha chiesto (..per fortuna! grazie...) chi cavolo è questa "spina nel fianco" arrivata chissà da dove! Chiedo già da ora umilmente perdono, per le cavolate che a fine giornata lavoro mi passano per la testa. Oltretutto così poco creative...
Banalmente, Paola

 

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