Alessandro e il mare

Con Vecchioni ero spesso in macchina, la sua macchina.
Era una R4 azzurro metallizzato con gli interni color toscano di montecitorio.
Roberto fumava e fuma sempre il toscano e se ti trovi in macchina con lui ti trovi pure il suo ricordo che ti accompagna per giorni e settimane. Ben venga, tuttavia.
Quel giorno mi raccontò di Alessandro, quello grande che aveva conquistato tutto e che stava per finire sul suo nuovo disco "Milady".
Alessandro aveva tutto e poteva tutto con un limite ricorrente per i piccoli adolescenti: non poteva avvicinarsi alla fontana con i pesci rossi.
Viveva in una casa con giardino sterminati dove ogni cosa gli era data ma non poteva avvicinarsi alla fontana; probabilmente suo padre aveva poca fiducia nell'acqua e nei suoi possibili abitanti.
Il gioco della bellissima canzone era che proprio lui, il più grande, ormai ad un passo dalla conquista di tutto si fermasse davanti al Gange a ragionare se fosse opportuno tornare indietro.
Scelse per la sfida e l'affronto supremo e, arrivato al mare, diede ordine ai suoi soldati di entrarci con i cavalli assieme a lui, con la consapevolezza di un "non ritorno" ma la speranza di morire avendo vissuto tutto e di avere esaudito il sogno dell'infanzia.
Per certi versi, personalmente io affermo, Roberto gli assomiglia molto ma per fortuna nostra in qualche modo ha trovato sempre il sistema per tornare a riva, più consapevole di Alessandro che qui da Noi non è mica male.
ALESSANDRO E IL MARE
Il tramonto era pieno di soldati
ubriachi di futuro
fra i dadi, le bestemmie e il sogno
di un letto più sicuro;
ma quando lui usciva dalla tenda
non l'osavano nemmeno guardare:
sapevano che c'era la sua ombra
sola davanti al mare.
Poi l'alba era tutta un fumo di cavalli,
gridi e risate nuove;
dove si va, passato il Gange,
generale, parla, dicci solo dove;
e lui usciva dalla tenda
bello come la mattina il sole.
Come in una lontana leggenda,
perduta chissà dove...
E tornava bambino,
e tornava bambino,
quando stava da solo a giocare nei viali
di un immenso giardino;
la fontana coi pesci
dai riflessi d'argento,
che poteva soltanto guardarla,
mai buttarcisi dentro.
Non un capello fuori posto
mentre entrava a cavallo nel mare,
e il cuore, il cuore gli batteva addosso
come a una donna che si va a sposare;
e tutti lo seguirono cantando
senza nemmeno sospettare,
e gli andarono dietro contenti
di dover annegare.
E tornava bambino,
e tornava bambino,
quando stava da solo a giocare nei viali
di un immenso giardino;
la fontana coi pesci
dai riflessi d'argento,
che poteva solo guardarla,
mai buttarcisi dentro.
E mentre si voltava indietro
non aveva niente da vedere;
e mentre si guardava avanti
niente da voler sapere;
ma il tempo di tutta una vita
non valeva quel solo momento:
Alessandro, così grande fuori,
così piccolo dentro.
R.V.

3 Commenti:
Trovo la stessa scena di Alessandro davanti al mare che deve decidere se andare avanti o tornare indietro, anche in "stranamore":
"Ed il più grande
conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perchè più in là
non si poteva conquistare niente:
e tanta strada per vedere un sole disperato,
e sempre uguale e sempre
come quando era partito."
Come dici tu, Niccolò, Roberto a differenza anche quando si trova davanti al mare, con la paura di non aver più nulla da conquistare e forse più nulla per cui valga la pena continuare, sceglie sempre di "tornare indietro".
Credo che questa immagine ce la trasmetta benissimo con l'ultimo album "Rotary Club of Malindi", dove da una pezzo "Momentaneamente lontano" giunge a "Il vecchio e il mare".
Il 15 marzo 2004 andai al concerto di Vecchioni. Avevo preparato un cartellone che doveva essere del gruppo del suo forum. Avevano dato a me il compito di farlo. Il cartellone era un'immensa distesa di mare, con scritto sulle onde: "bentornato (da momentanemente lontano)" e non andare mai più così lontano.
Lo consegnai a Roberto nel camerino dopo lo spettacolo. Lo guardò, mi sorrise e aggiunse sotto le mie parole "io torno sempre!".
...era miglior pensiero
ristare, non guardare oltre, sognare:
il sogno è l'infinita ombra del Vero
(...)
Figlio d'Amynta! io non sapea di meta
allor che mossi. Un nomo di tra le are
intonava Timotheo, l'auleta:
soffio possente d'un fatale andare,
oltre la morte; e m'è nel cuor, presente
come in conchiglia murmure di mare.
O squillo acuto, o spirito possente,
che passi in alto e gridi, che ti segua!
ma questo è il Fine, è l'Oceano, il Niente...
e il canto passa ed oltre noi dilegua. -
(Alexandros, Pascoli)
non c'entra nulla, ma Alitalia mi ha rapito. Non ho sbocchi ne' al mare ne' in cielo. Help. Se solo avessi una ferrari radiocomandata di un metro....
Posta un commento
<< Home page